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Il nuovo saggio di Rinangelo Paglieri e Nadia Pazzini
Scritto da Francesca Paglieri   

Il nuovo libro di Rinangelo Paglieri e Nadia Pazzini FILIPPO BRUNELLESCHI. L'ARCHITETTURA DENTRO DI SE'. PRIMA PARTE è un pregnante viaggio, concepito senza divisioni concettuali, nella prima architettura di Filippo Brunelleschi.

Il saggio rirntra nella collana editoriale di Ennepilibri npl-i grandi temi dell'architettura (ISBN 978-88-7908-207-5 euro 14.50 paginr 126).

 
A rischio il futuro di Più lLbri più Liberi
Scritto da Francesca Paglieri   
La fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi che si svolgerà a Roma nelle sale del Palazzo dri Congressi dell’EUR nei giorni 7-11 dicembre 2011 e che è  .giunta al suo decimo anno di edizione, rischia di non poter più essere svolta in futuro a causa dei mancatIl finanziamenti da parte della Regione Lazio e di Roma Capitale .
Per il decennale l’Associazione Italiana Editori (AIE) ha in ogni caso deciso di farsi carico del disavanzo di bilancio e quindi, per quest’anno la fiera avrà luogo. Ma , se la situazione non cambierà i piccoli e medi editori non avranno più la possibilità di avere una rassegna che li rappresenti. Affermano Marco Polillo Presidente AIE ed Enrico Iacometti Presidente del Gruppo Piccoli Editori: ”comprendiamo perfettamente la situazione di crisi, ma pensiamo anche che una attenta valutazione delle priorità avrebbe permesso di trovare situazioni di emergenza da parte delle amministrazioni locali, evitando di abbandonare totalmente Più libri più liberi a meno di due mesi dall’apertura della manifestazione.. Chiaramente non molliamo: il lavoro di pressione nei confronti delle Istituzioni per indurle a ritornare sulle proprie decisioni continua e continuerà nelle prossime settimane”:
Un’azione sarà quella di inviare una lettera sottoscritta da tutti i piccoli e medi editori che verrà  invita al sindaco di Roma ,Gianni Alemanno, e al Gorvernatore della Regione Lazio, Renata Polverini, al fine di far loro presente il grave dannoc ulturale  che vverrebbe a crearsi con la soppressione di una fiera dell’Editoria con oltre 400 case editrici e visitata da più di 50 mila  persone che hanno la possibilità di incontrare autori, assistere a presentazioni di libri e dibattiti sulle tematiche del settore editoriale..

 
Danze polinesiane
Scritto da Francesca Paglieri   
In Polinesia, così come in Oriente, la danza viene praticata da tutti, uomini, donne e bambini, sia singolarmente, sia a coppia, (upa upa). Esistono anche gruppi folkloristici che vengono chiamati Arioi. Il gruppo attualmente più noto al mondo è Les grands ballets de Tahiti della Polinesia Francese.
La danza Polinesiana presenta non solo una profonda anima, visto il legame con i culti sacri, ma anche una stilizzazione formale, dettata dal fatto che il movimento ha il compito anche di narrare. Nella maggior parte dei casi i gesti, ad esempio quelli delle mani, hanno un carattere simbolico che riporta alla descrizione di elementi naturali. Allora un arcobaleno è rappresentato dalla curvatura delle mani sopra la testa, i fulmini sono dita a zig-zag in direzione verso il basso, e così via.
Un’altra caratteristica della danza polinesiana è il senso di unità che si evince nelle esibizioni di più danzatori. Ognuno assume lo stesso ruolo, è raro trovare un solista che si stacchi dal gruppo effettuando movimenti diversi. Ciò non vuol dire, comunque, che non ci sia mai spazio per l’esecuzione individuale. Ciò avviene soprattutto in particolari stili di danza di origini samoane, in cui vi è sovente spazio per il virtuosismo del singolo.
Borrows, nella sua analisi della danza polinesiana, evince altre caratteristiche. Suddivide ad esempio tra danze formali e danze informali. Le danze legate ai culti religiosi erano esiguite per lo più da formazioni di danzatori che dovevano seguire particolari training e che si esibivano solo in occasione di cerimonie solenni.
Ciò contrariamente alle danze informali, che potevano essere eseguite da chiunque in qualsiasi luogo e momento, a scopo di divertimento e di intrattenimento.
Vale la pena soffermarsi anche su alcune specifiche coordinate coreografiche. I ballerini vanno solitamente a formare una o due linee rette, entrambe rivolte al pubblico. Alcune volte le due linee si dispongono l’una di fronte all’altra, mentre è molto più difficile trovare formazioni circolari, contrariamente all’uso del cerchio nella danza orientale, vissuto anche come forma di unione e collegamento con il divino.
Borrows fa notare, in merito a ciò, che ci sono solo due eccezioni: la danza nihinihi delle isole Tuamotu, dove si usa il cerchio, e una danza dell'isola di Pasqua in cui le coppie si tengono per mano, girando e cambiando le mani nel corso della danza. Si pensa che questa danza, però, simile a movimenti tradizionali europei, fosse stata insegnata da un francese alla popolazione indigena.

 
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