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Una supplica al Sindaco di Roma Gianni Alemanno |
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Nel libro di Rinangelo Paglieri e Nadia Pazzini ROMA: NEL CHIOSTRO DEL BRAMANTE. L’archivolto negato. La (ri)scoperta del metodo, dedicato in modo assai inconsueto “A colui che ideò con coerenza progettuale l’Arco di Augusto a Fano a duemila anni dalla sua costruzione” ossia a quell’ignoto architetto romano che costruì con coerenza del fare architettura un’opera emblematica, è contenuta una supplica al Sindaco di Roma Gianni Alemanno “affinché si adoperi per far inserire il complesso architettonico di Santa Maria della Pace nei monumenti considerati patrimonio dell’umanità, visto che, dopo l’ormai lontano lamento (1970) di Cesare Brandi: “Vederci ora le automobili in sosta, è una vergogna (…). La piazza li contiene come calcoli dolorosi”, quei calcoli dolorosi sono stati finalmente rimossi. Oggi, in verità, la tendenza è quella di proteggere oltre ai singoli monumenti, anche l’intero paesaggio storico urbano nel suo complesso. Entro il 2011, infatti, l’UNESCO auspica l’approvazione di una Carta sulla salvaguardia e il ruolo contemporaneo delle aree storiche come riportato da Lodovico Folin Calabi del Centro del patrimonio mondiale dell’UNESCO in un interessante articolo del Giornale dell’architettura del mese di ottobre 2009. E’ proprio con questo desiderio che il saggio di Paglieri e Pazzini prende avvio con un incipit tratto da uno scritto di Saverio Muratori: “Ciò che si avverte della presenza di un’opera di vera architettura è un fatto innegabile: il sentimento, l’emozione estetica. Per essa l’architettura diviene fatto che trascende gli interessi delle singole categorie degli architetti e dei critici e che vive della vita stessa di tutti gli uomini".
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Il nuovo libro di Rinangelo Paglieri e Nadia Pazzini ROMA: NEL CHIOSTRO DEL BRAMANTE |
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Il nuovo libro di Rinangelo Paglieri e Nadia Pazzini ROMA: NEL CHIOSTRO DEL BRAMANTE. L’archivolto negato. La (ri)scoperta del metodo è un coraggioso e intenso viaggio contro corrente nella vera architettura che fornisce le basi sicure per la progettazione architettonica contemporanea. E’ un saggio sulla storia del fare architettura che dall’analisi delle opere del passato fa riscoprire il metodo per una corretta progettazione, ossia realizzare “vere architetture” capaci di far nascere “in noi quell’emozione estetica che, essendo fatto spirituale, esprime il senso umano dell’architettura”. Il libro è suddiviso in tre capitoli preceduti da una premessa e seguiti da una postfazione. I capitoli sono stati concepiti secondo la logica dell’opera architettonica che si esplicita nella base di appoggio, nell’elevazione, che è maggiormente percepibile e perciò è stata suddivisa in due parti, e infine nella definizione volumetrica a conclusione dell’individuo progettato. Scritto con uno stile tutto sommato fluido nonostante la complessità dell’argomento trattato, il testo è ricco di note usate non tanto per approfondire il discorso ma essenzialmente sia per citare le fonti sia per dovere morale nei confronti degli autori di quegli scritti scientifici e non ai quali Paglieri e Pazzini hanno attinto e dei quali si sono serviti ora per avvalorare le proprie tesi ora per confutare le loro, tutto comunque senza lo spirito di animosità che oggi si riscontra assai di frequente. Il libro fa parte della collana editoriale di Ennepilibri denominata npl-i grandi temi dell’architettura e si compone di 198 pagine, con prezzo di copertina di euro 14.90. Può essere acquistato direttamente tramite il sito www.ennepilibri.it o con e-mail
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senza aggravi sul prezzo di copertina delle spese postali, oppure presso qualsiasi libreria che ne faccia richiesta alla casa editrice. Gli studenti universitari usufruiscono di uno sconto speciale del 20% se richiedono il testo direttamente a Ennepilibri.
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NEL CHIOSTRO ROMANO DI SANTA MARIA DELLA PACE, opera del Bramante |
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Scritto da Nadia Pazzini
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Nell Chiostro del Bramante a Roma è stata creata una a sede espositiva polifunzionale, come è noto, gestita da DART Società nata proprio con lo scopo di programmare ed organizzare eventi culturali in questo importantissimo monumento nel cuore della capitale. Molte sono le mostre d'arte che vi vengono allestite ed inoltre la presenza della Caffetteria e del Bookshop consente momenti di pause cultarali significative. Ma ci sorge un dubbio e ci poniamo un quesito. Come mai i visitatori e le numerose scolaresche che vanno a vedere le mostre allestite presso il chiostro di Santa Maria della Pace si trovano incanalate in un percorso innaturale ed anzi contromano secondo la scelta di chi ne ha autorizzato l’attuale destinazione d’uso a spazio espostivo, non temendo conto, anzi negando macroscopicamente, ciò che Bramante, architetto del chiostro nel 1500, aveva ben immaginato secondo una precisa distribuzione degli ambienti e dei collegamenti dei due piani che non possono essere percorsi in maniera illogica come invece avviene di fatto? In questo modo si può godere delle mostre ma non si ha modo di cogliere questa architettura, una delle maggiori realizzazioni del Rinascimento, nella sua più profonda identità. L’ingresso antico funzionale ai collegamenti verticali e ai vari ambienti oggi è invece usato come uscita! per i visitatori. E anche nei periodi in cui non sono presenti esposizioni l'accesso avviene sempre dall'apertura creata in età barocca e non da quella originale progettata e realizzata da Bramante. |
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