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Scritto da Renato Silvio Mortera
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“Sono felice di aver scritto per primo il mio libro. Altrimenti sarei stato accusato di plagio.”, afferma Tom Egeland a Kaja Korsvold in un’intervista del 2004 sulle somiglianze tra il suo lavoro ed il codice Da Vinci di Dan Brown.
Il cerchio si chiude, pubblicato in Italia nel 2005 da Bompiani, esce in Norvegia a Pasqua del 2001 e rimane entro i confini nazionali fino al 2003 quando il successo del tanto discusso codice porta alla ribalta gli argomenti a sfondo religioso e ne permette la pubblicazione in tutto il mondo.
La trama segue l’andamento tipico di un giallo, tuttavia non è presente alcun crimine. Nell’antico monastero di Vaerne, donato nel 1100 ai Cavalieri di San Giovanni, una squadra di archeologi guidata dall’eminente professor Llyleworth lavora per portare alla luce i resti di un’antica fortezza. Durante gli scavi viene ritrovato un misterioso scrigno che il professore si affretta ad occultare e portar via.
Quando si accorge di non essere stato reso partecipe della scoperta, l’albino BjØrn BeltØ, responsabile della collezione oggetti antichi del Museo di Oslo, si getta all’inseguimento di una spiegazione e della verità nascosta dietro il tranquillo monastero, trovandosi catapultato in tutta Europa attraverso segreti antichissimi in grado di cambiare il mondo.
“Ma Dan Brown ha copiato?” chiede il settimanale Panorama.
Difficile rispondere, soprattutto perché il contesto nei due romanzi è differente, come differente è il taglio narrativo, accademico alla James Bond per il codice Da Vinci e preciso e a bassa voce per il cerchio si chiude. Certamente le fonti storiche sono le medesime anche se vengono usate a scopi diversi.
Rimane, quindi, prerogativa del lettore discernere l’originalità di ciascun libro ed appassionarsi alla lettura finché ogni cerchio si chiude.
Tom Egeland, Il cerchio si chiude, Bompiani, 2005, pp 446, euro 18
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